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Giacomo Mazzariol e il coraggio di cambiare

È una domenica pomeriggio qualsiasi, in un parcheggio qualsiasi di Castelfranco Veneto, quando Giacomo e le sorelle Chiara e Alice ricevono dai genitori una notizia grandiosa: presto avranno un fratellino. Una nuova vita sarebbe iniziata per tutti con l’arrivo di un bambino speciale. E tutti sono subito al settimo cielo. Ma più di tutti il piccolo Giacomo, di cinque anni, che avrà un fratello con cui condividere giochi, corse in bicicletta, avventure, capriole, dispetti, gare, lotte e botte. Le sue aspettative sono tante, i progetti pure, la gioia immensa è tale da togliere il fiato, da voler rendere speciale il rapporto con quel tizio speciale scegliendogli lui stesso il nome: si chiamerà Giovanni.

E da qui inizia la storia di Giovanni detto Gio, raccontata dalla nascita fino ai dodici anni da suo fratello Giacomo, quando quest’ultimo è diciannovenne. Il libro autobiografico, quasi un diario, “Mio fratello rincorre i dinosauri”, ci racconta proprio questo: la vita di Giacomo e di Giovanni. Giovanni che gattona e Giacomo che cresce in fretta, Giovanni che ogni giorno è una scoperta nuova e Giacomo che entra nell’adolescenza, Giovanni che vuole sempre giocare e Giacomo che, prima si diverte con lui, ma poi qualcosa cambia quando va alle scuole medie. Là incontra nuovi amici, si appassiona alla musica, ma si guarda bene dal dire ai compagni del piccolo fratello affetto dalla sindrome di Down. Vive gli anni delle corse in bicicletta, della musica ad alto volume, dei poster appesi in camera, delle prime cotte, ma Giovanni rimane sullo sfondo perché per Giacomo la prima adolescenza è un periodo difficile, è un percorso faticoso e controvento, e il fratello minore è diventato un alieno ingombrante, troppo impegnativo e poco presentabile in pubblico con quei suoi occhi cinesi, la nuca piatta, la lingua fuori dalla bocca, il sorriso largo da un orecchio all’altro, la membrana che unisce le dita dei piedi. Meglio ignorarlo e tenerlo nascosto, gli amici non capirebbero, per loro lui sarebbe diventato “quello con il fratello Down”. Meglio evitare battute sceme e prese in giro. In questa fase di vergogna e di rifiuto della diversità, per anni Giacomo cercherà di proteggere sé stesso dai giudizi degli altri e solo a diciannove anni, dopo una lunga e graduale maturazione, arriverà a comprendere che non è Giovanni ad avere delle barriere, ma è il suo proprio modo di pensare a creargli gli ostacoli maggiori, quel modo di pensare di tanta gente che causa imbarazzi e pregiudizi, che etichetta, giudica e incasella, che guarda in faccia e mai dentro, mai davvero dentro. La società etichetta immediatamente chi viene ritenuto “normale” e chi ritenuto “anormale”: se non si è più che perfetti, la società scarta i più deboli. Sarà Davide, un altro ragazzo Down, ad aprire gli occhi a Giacomo. “Alle superiori mi dicevano mostro, idiota, handicappato, scimmia. Mi volevano male. Cominciai a ringraziare Dio di non avermi fatto così, come quelli che mi offendevano. A loro è andata peggio. Sono nati senza cuore”.
Giacomo ci arriva, finalmente ha il coraggio di cambiare il modo di vedere le cose: un’etichetta non fa una persona, un cromosoma in più o in meno non fa una persona. Quando infine, passate le medie e le superiori, riuscirà a far tabula rasa di quel ‘prima’, riuscirà a staccare le etichette dalle persone per guardarle senza filtri, percepirà e scoprirà finalmente il mondo in cui vive Giovanni e lo accetterà e lo abbraccerà con tutto il proprio essere. La vita è troppo breve per farsela condizionare dagli altri. Giò è un amico unico che sa tutto sui dinosauri, non ha paura di nulla, adora la musica e il ballo. Il suo mondo è di difficile comprensione, ma non ha confini. Basta voler attraversare la frontiera. Solo allora diventa facile e semplice vivere guardando all’altro senza filtri e pregiudizi. E da lì si snoda un sodalizio fatto di affetto e complicità, con la naturalezza e la spontaneità che sono i cardini e le fondamenta dell’amore fraterno. Giacomo ci arriva con le sue gambe, con la sua musica, con le voci dei Doors e degli Smith che faranno da colonna sonora ai pomeriggi trascorsi tra le domande e i dubbi irrisolti posti dalla mente e risolti dal cuore. Ci arriva perché il segreto è che Giovanni non è un fratello down, Giovanni è Giovanni. Giovanni è il fratello desiderato, il fratello più piccolo, il fratello con cui condividere la camera e molti giochi, il fratello che è felice quando gli si regala qualcosa che c’entri, anche solo vagamente, con i dinosauri, il fratello da amare come ogni cosa che la vita insperatamente ci regala. Giacomo avrà finalmente trovato per sempre ‘la quadra’ della sua vita con un fratello supereroe e figo come Gio.
È un libro emozionante e scanzonato, tenero e delicato, comico e coinvolgente, scritto con uno stile fresco, incalzante, pieno di humor, nonostante il tema sia molto serio. È un’analisi convinta e appassionata di quali siano le sensazioni, le emozioni e le difficoltà di chi in famiglia ha un componente affetto dalla sindrome di down. È la storia della famiglia Mazzariol che fa del sorriso la sua grande virtù. I genitori, le due sorelle e i due fratelli, li vorresti subito avere come vicini di casa. Un esempio di splendida famiglia, con un’esistenza dignitosa e tanta umanità, un esempio edificante, costruttivo e inclusivo. Ed è anche la storia di molte altre famiglie simili, che al loro interno hanno un ragazzo con la stessa sindrome: un cromosoma in più dentro al corpo, che lo rende speciale. Perché Giovanni detto Gio è speciale: felice, frizzante, affettuoso, affettuosissimo, spontaneo, socievole, vivace, pieno di vita, dolce, sorridente, gentile, astuto, un simpaticone “che fa ballare le piazze”, con i suoi tempi d’azione per imparare a vivere (per lui un’occupazione, qualsiasi occupazione, dura sempre venti minuti). Persone come Giovanni detto Gio possono insegnare agli altri molte più cose di quello che immaginiamo, con i loro sentimenti puri e senza maschere. Forse l’essenza del romanzo sta racchiusa in un’unica frase pronunciata dall’irresistibile ragazzino Down: “Loro ridono di noi perché siamo diversi e noi rideremo di loro perché sono tutti uguali”.
Quest’opera d’esordio è una lettura per qualsiasi età, c’è cosa imparare da questo Giacomo della generazione zeta, dona tantissimo a chi lo legge, perché fa ridere, commuovere e riflettere, perché ci ricorda che bisogna imparare a rieducare il proprio sguardo disabile per riuscire finalmente a vedere tutta la bellezza e l’amore che ogni essere vivente è in grado di ricevere e di dare.
(di Nelida Milani Kruljac)

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